
I fotoni che hanno viaggiato per 150 milioni di chilometri e che per mesi hanno colpito la vite, hanno permesso alle sue cellule di crescere e portare avanti il piano di riproduzione della sua specie. Ma un’altra utilità dei suoi frutti è ben nota all’unico animale che studia la chimica e che è in grado di processarli, perché ama ben accompagnare carni rosse e formaggi.
Bisogna dapprima separare gli acini dai raspi, che sono la parte meno nobile di tutto il grappolo, sono legnosi e contengono sostanze che nella maggior parte dei casi renderebbero il vino imbevibile. Eppure, per essere uno scarto di produzione, che meraviglia. Ci sono tutti i colori qui dentro, il marrone, il rosso, ovviamente il verde, il violetto che diventa bluastro, l’arancio, il giallo.
E tutta questa variopinta materia ormai priva di vita tornerà a proteggere il terreno con una pacciamatura o ad arricchirlo come fertilizzante, perché in natura ci sono poche cose utili come la morte.



