
Da quel grande scatolone dei ricordi con la scritta a pennarello blu “Anni 10” qual è diventato Facebook, oggi è riemersa ancora una volta questa foto di 12 anni fa, a cui sono affezionato moltissimo.
Il testo che l’accompagnava dice:
“Domenica mattina.
Dietro la porta a vetri, Nicoletta (si) prepara il pranzo, in compagnia solo dei Phoenix che cantano Lisztomania e delle sue verdure. Che le sorridono.”
Questo mi ha fatto pensare a due cose.
Mi ha ricordato di quel libro letto tempo fa in cui si spiegava l’importanza che ha la didascalia per una foto, di cui ovviamente non ricordo neanche il titolo. Scattare una foto è sempre una scelta, che può essere narrativa, estetica, politica, documentaria, emozionale, ma senza un contesto chiaro rimane un’opinione inascoltata e quasi sempre trascurabile.
Da professionista vivo in un vortice che si alimenta quotidianamente di aggiornamenti tecnologici, nuove attrezzature, youtuber recensionisti, mercato aggressivo, monnezza venduta come grande fotografia, colleghi permalosi, diatribe, spocchia autoriale, decisamente tanta spocchia. Riconciliarmi con l’essenza del gesto, grazie a un’immagine compressa a pochi byte che riemerge da a un server a migliaia di chilometri, è un momento di silenzio sublime.



