Ancora oggi non so ancora quale significato abbia esattamente per me creare immagini e perché è l’unico percorso che non ho abbandonato nella mia vita.

Da piccolo amavo i puzzle, gli origami e disegnare opere scultoree osservandole dai libri. Sono tutte attività che richiedono tempi lunghi e grande osservazione, poiché alla figura finale definita si arriva attraverso una sequenza di ragionamenti compositivi, tenendo mentalmente assieme frammenti di forme e segni.

Credo che inconsapevolmente abbia poi, da adulto, condensato tutta quella pazienza contemplativa in qualcosa di analogo, alienante allo stesso modo ma molto più frustante, la fotografia.

A peggiorare le cose si è messa la scrittura.

Se fotografare per me è una scelta di ritmo e di accenti, scrivere è posizionare in equilibrio tra loro tutti gli elementi di uno spazio, che sia una camera, un luogo all’aperto, il cassetto di un armadio. Difficile per me immaginare di scindere ombre e parole, prospettive e virgole. Ancor più complesso è quando capisco che una storia preferisco raccontarla come sequenza di immagini, nello spazio finito di un minutaggio.

Vivo attualmente a Grottaglie, una cittadina pugliese nella provincia di Taranto a due passi dalla sponda della Ionio su cui sono nato più di quattro decenni fa. Se passate da queste parti, vi porto a vedere il mare.