Altro che morta, la fotografia sta fregando tutti

Qualche giorno fa, mentre lavoravo in un ambiente pubblico, un tizio mi si è avvicinato e ha approfittato della mia apparente pausa per chiedermi dei consigli sulla reflex che aveva acquistato da poco (sì, in quel preciso momento, voleva un corso approfondito), pagata due soldi ad un mercatino (probabilmente roba rubata, ma lasciamo perdere) e che però non sa usare. “È difficile”, mi ha detto. “Ma a me piace, anche se co sti telefonini ormai la fotografia è morta“.

Era evidente si trattasse di una persona affascinata dallo strumento e dalla produzione di immagini, altrettanto evidente era la sua totale estraneità a qualunque aspetto tecnico e a qualunque discussione fratricida sul tema, tra le milioni che si sono sviluppate in questi quindici anni fra gli addetti ai lavori, fotografi, critici, direttori della fotografia, registi, filosofi, appassionati. “La fotografia è morta”, ormai una considerazione radicata nell’opinione pubblica quanto i disagi del freddo umido.

Non sono mai stato personalmente d’accordo, appartengo più alla scuola che traduce col meno drammatico termine “evoluzione” i processi di cambiamento, ancora in corso. Ed è per questo che sono stato felicissimo di poter leggere, nel giro di pochi giorni, due notizie appartemente agli antipodi ma che entrambe dovrebbero far saltari di gioia i disperati come noi, che abbiamo deciso di fare della fotografia il nostro mestiere.

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Sensibilità e precisione, aspettando il passato

Notizia uno: la Pentax ha presentato un nuovo modello di reflex APS-C, chiamata KP, una 24 MP dal design vintage che ha attirato l’attenzione soprattutto grazie a due caratteristiche: un sistema di stabilizzazione in camera più evoluto del precedente, denominato Shake Reduction II e che pare faccia miracoli, ma soprattutto la possibilità di poter scattare foto fino ad una sensibilità di 819200 ISO (avremo conferme tra un po’ di tempo delle reali prestazioni, i grandi appassionati sono già partiti coi test e Dio li abba sempre in gloria, perché è grazie a loro se poi gente come me può capire meglio cosa acquistare. Se qualcuno è interessato, trova le caratteristiche qui)

Notizia due: il 6 gennaio, al CES di Los Angeles, la Kodak Alaris (la seconda vita della Kodak) ha presentato un “nuovo” prodotto, la Ektachrome. La storica pellicola che avevo visto la fine della sua gloriosa vita nel 2012 sarà rimessa in commercio a partire da febbraio. E proprio due giorni fa altre due notizie simili: la Ferrania tira fuori un’edizione Alpha della sua P30 (e il tutto con l’hashtag #filmisalive) e la francese Bergger ha presentato una nuova pellicola B&W, la Pancro 400.

Se si considera il boom delle vendite di istantanee e si seguono un po’ i diversi trend nel mondo, tra professionisti e amatori, non è difficile accorgersi del momento d’oro che sta vivendo l’analogico, al di là dello spirito vintage collettivo in voga da qualche anno, ancora duro a morire.

Ferrania

Una fantastica opportunità

Non sappiamo ancora se tutta questa concitazione attorno alla pellicola può significare anche aprire un piccolo ma significativo nuovo varco nel mercato globale (io ho la mia idea, ma ne parlerò più avanti), ma di sicuro c’è un dato: che la fotografia, ancora una volta, sta fregando tutti. Altro che morta, altro che estinta! Si piange la sua scomparsa da sempre, già da qualche decina d’anni dopo la sua invenzione e invece non fa altro che rinnovarsi e rinascere dalle sue stesse presunte ceneri.

Certo, c’è una emorragia di immagini davanti ai nostri schermi elettronici da far appiattire qualunque cosa. Ma in fondo, chi se ne frega? Pensate che meravigliosa opportunità stanno per avere i fotografi, professionisti o semplici appassionati, di ogni settore: andare in giro con due corpi macchina, un digitale ultraleggero che scatta al buio pesto, lì dove solo 4 anni fa era inimmaginabile, e un altro col rullo ben carico, oltre ai tre nella borsa appena arrivati, nuovi di zecca. E tutto riassunto nello smartphone tirato fuori dal taschino.

Esistono altre forme di espressione più innovative, più creative, più personalizzabili della fotografia in questo momento? Non credo. C’è la musica, certo, con le vendite di vinili che ha superato quelle dei cd, ma il processo creativo di una band non si modifica in base al supporto di ascolto. Nel nostro caso abbiamo la possibilità di scegliere l’approccio con lo sguardo, il percorso di sviluppo dell’immagine o del progetto, la forma e la sostanza, la nitidezza delle nostre osservazioni.

Poco fa leggevo un pensiero di una mia amica che ha cominciato ad avvicinarsi a questo mondo così contraddittorio grazie ad un corso fotografico. Ha scoperto la Woodman e la Arbus. E le è bastato poco per accorgersi che la fotografia è “quanto di più lontano ci possa essere dalla bellezza e dalla perfezione”. Manuela ha ragione, condivido pienamente. E quante forme abbiamo, diversissime, per svelare strati di realtà e di apparenza via via sempre più profondi, man mano che stabiliamo diverse misure di distanza col mondo. E chissà quante possibilità avremo ancora in futuro.

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[photo: Jacob Copus]
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