Viaggio in Albania | 2 di 2 – Paesaggi in evoluzione

[la prima parte la trovate qui]

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In pochi giorni di viaggio, abbiamo avuto la possibilità di conoscere un po’ più da vicino solo tre realtà urbanistiche: Valona, approdo portuale e seconda città più visitata d’Albania, la capitale Tirana e la meta turistica di Saranda, sul mare del sud, a pochi chilometri dal confine con la Grecia e dirimpettaia dell’isola di Corfù. Nel mezzo ci sono stati tre lunghi spostamenti in senso orario, un totale di 550 km percorsi in un tempo molto più elevato di quelli a cui in Italia siamo abituati, a causa di una presenza massiccia di rilievi e soprattutto assenza di autostrade. Paesaggi ovviamente incontaminati, con colori tipicamente mediterranei, dove la sensazione di ritrovarsi piacevolmente in mezzo al nulla ti accompagna per lunghi tragitti.

Bellissima la seaside del sud, quella che nei racconti di tutti è la strada dove non è del tutto assicurato l’arrivo a destinazione, ma che invece non ci ha mai fatto temere nulla. Forse siamo stati particolarmente fortunati a beccare un autista moderato o forse è facile lasciarsi andare spesso a racconti di terrore poco obiettivi. Lo spettacolo delle spiagge joniche, dall’alto delle montagne, era incluso nel prezzo della corsa.

Un pezzo di costa di Saranda, Albania | foto di Dino Maglie
Spiaggia di Saranda

La mancanza di un mezzo privato non ti dà molta libertà di movimento, ma ci siamo ripagati con un pomeriggio passato a Butrinto, parco archeologico nazionale e patrimonio Unesco dal 1992, situato su una piccola penisola che è un concentrato di meravigliose testimonianze storiche e macchia mediterranea. Appena arrivati a ridosso del teatro romano ho girato un breve video da mandare alla mia amica archeopop Astrid, che laconicamente mi ha risposto: “I romani spaccano“. Concordo.

Parco archeologico di Butrinto, Albania | foto di Dino Maglie
Butrinto, Parco Archeologico Nazionale

Butrinto ha decisamente salvato una permanenza di due giorni a Saranda, località di cui abbiamo ben poco da elogiare e ricordare. Dopo solo venti minuti dal nostro arrivo, avevamo già capito di aver sbagliato qualche valutazione nell’organizzazione del viaggio, sensazione che purtroppo è diventata sempre più una conferma col passare del tempo. Non so precisamente cosa sia successo negli ultimi dieci anni, ma l’impressione è che ad oggi sia un eccellente modello di sviluppo turistico negativo, una direzione da prendere solo se si ha volontà di sventrare un territorio e venderlo al peggior offerente.

Saranda, Albania | foto di Dino Maglie
In fondo c’è un pezzettino di mare

La speculazione edilizia sta costruendo mostri a ridosso della costa, palazzine tutte uguali, metà delle quali in costruzione, alcune addirittura apparentemente lasciate abbandonate e incompiute. Questa massiccia presenza di cemento rende claustrofobica anche la semplice passeggiata a piedi, che diventa un esercizio di concentrazione tra auto sfreccianti, parcheggi alla buona e marciapiedi disastrati. Tutto è posticcio, dai menù turistici dei locali al maxi albergo a sedici stelle sul mare, dal servizio navetta che salta le corse ai carretti di gelato finto a ridosso della spiaggia del centro urbano, col tipo che fischia per attirare l’attenzione. Il colore del mare, quello sì, è splendido, così come i tramonti, di un rosso albanesissimo. Il fatto di non essere riusciti a raggiungere Gjirokastra, cittadina inserita tra i Patrimoni dell’Umanità, per impedimenti logistici, ci ha lasciato ancor di più con l’amaro in bocca.

Saranda, Albania | foto di Dino Maglie
Saranda, la metà degi edifici sulla collina è in costruzione
Saranda, Albania | foto di Dino Maglie
Aspettando la navetta, si contano gli incroci dei cavi

E pensare che arrivavamo a Saranda con gli occhi pieni di visioni, avute nelle poco meno di 24 ore passate a Tirana. Visioni di ciò che potrà essere questa città tra qualche anno o decennio, che sta cambiando sotto i piedi di chi la vive. Mi è sembrato tutto meravigliosamente in evoluzione. Soggiornando a Blloku, quartiere centralissimo della città, ci siamo imbattuti spessissimo in strade strette ma luccicanti di vetrine brandizzate e locali serali ben fatti, dove però basta alzare lo sguardo per vedere i resti di un passato recente che tutti vogliono dimenticare in fretta.

Tirana, Albania | foto di Dino Maglie
Architettura nel centro di Tirana
Tirana, Albania | foto di Dino Maglie
Tirana, piazzale dell’Università
Tirana, Albania | foto di Dino Maglie
Tirana, teatro all’aperto

Pulitissima, Tirana non ha grandi opere artistiche da mostrare, ma le enormi strade a ridosso delle sedi istituzionali, ex teatri di rappresentanza del regime, dicono tutto senza urlare. I ragazzini che si arrampicano sulla coattissima piramide voluta da Hoxha sono l’esempio concreto di come la libertà, anche di spaccarsi le ossa, sia ciò che oggi conta più di tutto. E proprio quella parte buia della storia del Paese, fatta di invasioni fasciste e restrizioni comuniste, l’abbiamo potuta conoscere meglio nell’unico museo visitato, il Bunk Art, uno spazio suggestivo ricavato in un vero bunker, dove le atrocità delle testimonianze dirette di quei regimi sono riuscite a tenere a bada persino la mia claustrofobia.

Tirana, Albania | foto di Dino Maglie
Spionaggio di regime, esposto al Bunk Art di Tirana

L’unica delusione personale, terribile, è stata non aver trovato le famose case colorate da Edi Rama, ex sindaco pittore della città e attualmente primo ministro. Mentre eravamo alla loro ricerca e iniziavamo a perdere le speranze, la mazzata decisiva ce l’ha data un pittore quarantenne a cui abbiamo chiesto informazioni, dicendoci che eravamo dei pazzi a cercare delle case senza alcun valore e che per vedere qualcosa di bello saremmo dovuti andare al suo villaggio di poche anime e quaranta chiese, il “secondo più bel paese d’Europa“. Ok. Non ci ha convinto la sua posizione politica, ma ci ha lasciato sorridendo mentre ci diceva di aver conosciuto l’Italia dopo un viaggio in gommone. E ci ha emotivamente fregato.

Tirana, Albania | foto di Dino Maglie
Pop Tirana
Tirana d notte, Albania | foto di Dino Maglie
Grattacielo in costruzione, paesaggio serale di Tirana
Tirana, Albania | foto di Dino Maglie
Street Art nel centro di Tirana

Di colore, però, ne abbiamo trovato lo stesso tanto: al mercato centrale alimentare di Pazari i Ri, dentro la moderna cattedrale ortodossa e nella moschea Ethem Bey, situata nella piazza preferita di Sara, Piazza Scanderberg, dove svetta su tutti il bellissimo mosaico sulla facciata del Museo Storico Nazionale. Peccato aver perso un quarto d’ora di vacanza a parlare con una Testimone di Geova italiana, che ci ha fermato fingendo di avere il piacere di chiacchierare con due suoi connazionali e concludendo con la visione di un video sull’esistenza di dio. Per il bene di Sara, mi sono morso la lingua e ho lasciato scorrere le sciocchezze che ho dovuto ascoltare. “La fede degli albanesi è l’essere albanesi“, continuavo a ripetermi.

Tirana, Albania | foto di Dino Maglie
Sempre al centro di Tirana, appena dietro le vetrine che contano

Ma il nostro viaggio, come dicevo nella prima parte di questo articolo, è cominciato e si è concluso a Valona.
L’impatto del primo giorno, a dire il vero, non era stato dei migliore. Anche qui è sotto gli occhi un eccesso di cemento, anche se inferiore e molto meno aggressivo di Saranda, e tutto ci sembrava indefinito, senza uno stile proprio, un collage di pezzetti di cose già viste da altre parti. Ma ancora non avevamo compreso che, così come Tirana, si tratta di una città in piena evoluzione e sta seguendo un suo preciso percorso, che prevede spazi ariosi e di condivisione, sia per i suoi cittadini che per chi decide di visitarla.

Piramide di Hoxha a Tirana, Albania | foto di Dino Maglie
Un lato della discutibilissima piramide di Hoxha

Lo si capisce dalla larghe strade all’interno della zona centrale, un lungomare enorme con pista ciclabile dedicata e spazio comodo per i pedoni, una impostazione comune a tutti i locali che li vuole quasi tutti con vista sul mare e open space. È stato bello vedere un progetto di realizzazione di un parco alberato finanziato dalla Comunità Europea, una delle tante testimonianze del corteggiamento di questi ultimi anni, che porterà forse un giorno ad avere l’Albania sotto la nostra bandiera a stelle. “Che figo sentirsi europei, Sara, vè?” le ho detto in quel momento. Mi è sembrata d’accordo.

Piazza Scanderbeg, Tirana, Albania | foto di Dino Maglie
Sara nella sua piazza preferita, Piazza Scanderbeg

Nella prima parte avevo parlato di Giulia, della passione del suo lavoro da barwoman. Tornando a casa la prima sera, abbiamo fantasticato sul futuro di quella nostra nuova amica, immaginando facilmente di ritrovarla tra qualche anno in un locale tutto suo, probabilmente in Italia. La sera prima di partire siamo passati a salutarla e come se fossimo le prime due persone a cui lo confidava, ci ha detto che aveva deciso di licenziarsi e che il 4 settembre aprirà un nuovo locale con sua sorella, a Valona, vicino al tribunale. Tutto in quattro giorni.

Tirana, Albania | foto di Dino Maglie
Tirana: tutto è in fase di cambiamento, anche se qualche volta non si capisce dove porta

Giulia è forse la metafora perfetta che mi porto a casa da questo viaggio. Un Paese nuovo, con l’energia di una giovanissima donna, che guarda con ottimismo al futuro, non ha paura di investire nel suo talento e ti accoglie col sorriso di chi sa che il bello deve ancora venire.
In bocca al lupo Giulia, buona fortuna Shqipëria.

Il porto di Brindisi dal mare | foto di Dino Maglie
Brindisi, si torna a casa

[la prima parte la trovate qui: Viaggio in Albania | 1 di 2 – Un pezzo di Europa gentile]

Categoria:
Viaggi
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