Breve storia di un istante dimenticato

Una polaroid ritrovata - foto di Dino Maglie

Ieri mi ritrovavo a fare una passeggiata su un pezzo di scogliera del tratto di costa jonica che più mi appartiene, quella dove sono nato e cresciuto. Appartengo alla categoria degli amanti della sabbia, dei piedi da pulire prima di rimettersi le scarpe o entrare in casa, ma la ricerca di spazi lontani dall’affollamento estivo delle spiagge mi sta permettendo, negli ultimi anni, di esplorare nuovi posti e scendere a compromessi. E ammetto che la profondità del colore e della voce del mare, in certi punti di particolare contatto e bellezza, sono ottimi ripieghi.

Ma mentre cercavo di non cascare e spaccarmi ossa e fotocamera, nel mezzo di una distesa di roccia aggrovigliata e bollente, ho trovato un oggetto inaspettato: una polaroid. L’ho raccolta e non mi aspettavo certamente di vedere qualcosa raffigurato, considerando il punto in cui si trovava, ma quella macchia giallastra indefinita ha reso ancora più affascinante il tutto.

Le istantanee sono la magia più potente. Un momento vissuto un paio di minuti prima, quindi ancora vivo, probabilmente ancora in atto, viene visualizzato su un pezzo di materia, tangibile. Una stampa di qualche ora successiva allo scatto o la visualizzazione a schermo su una macchina digitale o uno smartphone, non potranno mai avere la stessa capacità di sorprendere. Uno schermo non è un pezzo di carta e una stampa sarà sempre un ricordo che nel frattempo ha cominciato a perdere pezzi nella nostra testa, nel suo processo irreversibile di eliminazione graduale.

Inutile cercare di immaginare chi o cosa quella foto ritraesse. In quella macchia di pellicola sciolta dal sole ci ho visto immediatamente un gruppo di ragazzi, quello coi capelli più lunghi l’ha scattata agli altri tre, ma è venuta uno schifo e qualcuno gliel’ha strappata di mano, tra le risate. Poi è stata poggiata per terra e lì dimenticata. In fondo lo era fin dallo scatto, un ricordo da dimenticare.

Ma magari è stata scattata da una coppia di amanti o da una bimba a suo padre o da uno studente di fotografia. Oppure scattata chissà dove e portata al mare per chissà quale motivo. Le possibilità sono miliardi, così tante che non vale la pena pensarci. Ma di sicuro in quel quadrato c’è stato un passaggio a colori di un vissuto, perfino nel caso di uno scatto sbagliato. Un momento di una vita umana poggiato su un terreno che è lì da qualche milione di anni. Riuscite a non impazzire all’idea? Beati voi.

Oggi è il mio compleanno e il mio rapporto col tempo non è mai stato facile, probabilmente è la faccenda su cui si basa buona parte del mio singolare legame con la fotografia. Non ho mai avuto voglia o bisogno di fermare il tempo con le mie foto, piuttosto di provare a comprenderlo.

Intanto, ringrazio tutti per gli auguri. Sono 37, come da sempre anche quest’anno è scirocco e al momento ho due piedi di sabbia da ripulire.

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